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Alla ricerca della libertà. Vita di Aldo Garosci

di Fondazione Salvemini Rossi | 24 aprile 2018

venerdì 27 aprile, ore 16,45

Sala dell’Accademia “La Colombaria” via Sant’Egidio 23, Firenze

 

presentazione del libro

 

Alla ricerca della libertà.

Vita di Aldo Garosci

 

di Daniele Pipitone, Franco Angeli 2017

 

 

Con l’autore, intervengono

 

Ariane Landuyt, Università di Siena Sandro Rogari, Università di Firenze Elisa Signori, Università di Pavia

 

 

Ma se ho trovato sulla mia via compagni, e annodato amicizie […] non sono poi mai più stato veramente in un luogo, in una città, in un ambiente? Ecco perché sono in esilio. Non sono torinese, non romano, non socialista, non liberale, non cristiano, non ebreo: pure sono tutto questo, ma vissuto come lo si vive in esilio, nella cospirazione, come ideale, con molte patrie, e in nessuna cittadino, quando si è dissolta quella comunità che per la cospirazione e il sogno del ritorno era formata.                                                                                                             ( al cugino Giorgio Agosti, gennaio 1979)

Aldo Garosci (Meana di Susa, 1907 – Roma, 2000) subito aveva aderito al movimento antifascista di «Giustizia e Libertà». Costretto all’esilio in Francia, accorse in Spagna con la «Colonna italiana» a combattere contro franchisti e fascisti; rifugiato poi negli Stati Uniti, militò con Salvemini nella

«Mazzini Society» e collaborò ai «Quaderni italiani» di Bruno Zevi.

Nel 1943 era tornato in Italia, nelle file del Partito d’Azione e, in seguito, esponente di vari movimenti socialisti (a fianco di Ignazio Silone) e della socialdemocrazia di Saragat (fino a dirigere il quotidiano «L’Umanità»), sempre fedele al progetto rosselliano di «coniugare libertà politica e giustizia sociale» opponendosi – da coerente sostenitore di una «terza forza» – tanto all’egemonia democristiana quanto al monopolio comunista succube dello stalinismo (basterebbero, in proposito, i suoi lucidi interventi su «Il Mondo» di Pannunzio).

Ma con quel suo sguardo luminoso, dietro le spesse lenti, Garosci non sapeva soltanto guardare lontano, da «europeista convinto». Era anche uno storico di classe, che nel passato riusciva a recuperare il senso delle nostre radici quanto l’esempio, la «lezione» dei nostri «maggiori»: Vita di Carlo Rosselli (1945), Storia dei fuorusciti (1953), Gli intellettuali e la guerra di Spagna (1959)…

(Dal ricordo di Arturo Colombo, Corriere della Sera, 4 gennaio 2000)

 

 

In immagini: Aldo Garosci che apre il corteo per il funerale dei fratelli Rosselli (Parigi, 1937) e la copertina del libro, con Aldo Garosci in una vignetta di Carlo Levi (Il Cittadino. Settimanale dell’Italia Socialista, n.1, 20 aprile 1949)